La sbarra dei condor

 

Maria Paz Venturelli, 11.02.2020, “Il Manifesto”

 

Addio all'avvocato Marcello Gentili. I familiari di desaparecidos ricordano Marcello Gentili, l’avvocato protagonista dei processi contro i golpisti cileni e argentini, per la strage di Piazza Fontana e per la morte di Giuseppe Pinelli

Roma, processo sul «caso Esma», Marcello Gentili con Vera Vigevani Jarach e Angela  

Roma, processo sul «caso Esma», Marcello Gentili con Vera Vigevani Jarach e Angela "Lita" Boitano 

© foto Maurizio Mirrione

 

Ho conosciuto Marcello Gentili vent’anni fa. L’ho conosciuto quando ormai avevo perso le speranze di poter aprire un processo in Italia per la scomparsa di mio papà, Omar Venturelli, avvenuta in Cile nel 1973 all’indomani del golpe realizzato dal generale Pinochet. Quando l’ho incontrato era già anziano, un uomo imponente, dagli occhi dolcissimi, dall’intelligenza vivissima e lo spirito entusiasta. È stato l’avvocato che ha rappresentato sia me che mia mamma per tutti questi anni, insieme all’avvocato Giancarlo Maniga e al giovane Nicola Brigida, lavorando con caparbietà nel portare avanti il difficilissimo compito di veder riconosciuta in tribunale la verità sull’assassinio e la scomparsa di mio papà e di fare giustizia per l’accaduto.

In tutti questi anni l’ho visto studiare, scrivere, leggere aiutato dalle sue grosse lenti e discutere in aula con convinzione e immutata chiarezza, forse per questo pensavo che avrebbe continuato per sempre, che il suo anziano corpo avrebbe semplicemente seguito questo spirito vitale. Sono certa che avesse ancora tantissime mete da affrontare, si potevano vedevano dai suoi occhi quando parlava del suo lavoro.

Marcello è di famiglia ebrea, dovettero tutti fuggire in Svizzera a causa delle leggi razziali, lui poi tornò a Milano per unirsi alla resistenza e durante i giorni della liberazione era partigiano a Milano. Questo non è sufficiente a spiegare il suo immenso impegno civile, il lavoro fatto senza aspettare mai un compenso (sarebbe stato impossibile per noi familiari sostenere i costi di processi così lunghi e impegnativi). Può aiutare a spiegare la sua conoscenza profonda del significato che la ha repressione per la vita delle persone, può spiegare come mai ci sentissimo complici e perché i familiari delle vittime sentissero di potersi fidare di lui senza riserve.

Ha cominciato a lavorare con Giandomenico Pisapia a Milano per poi aprire il suo studio in Piazza 5 giornate. Tutta la sua vita professionale è stata una vita di impegno civile, di vicinanza ai familiari delle vittime.

Ha avuto il coraggio di affrontare, insieme ai familiari, quello che era necessario che la storia affrontasse per quanto complesso, lungo e difficile. Andò insieme a Giulia Spizzichino, familiare di 26 persone uccise ad Auschwitz e alle Fosse Ardeatine, fino a Bariloche in Argentina per permettere l’estradizione di Erich Priebke in Italia, che permise anche la condanna del tenente Karl Hass. Dagli anni Settanta si occupò del processo per la strage di Piazza Fontana, e del processo Calabresi in cui era imputato anche Adriano Sofri, è stato difensore della vedova Pinelli. Ha avuto un ruolo importantissimo del processo sul caso di Walter Tobagi che ha visto il pentimento di Marco Barbone.

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“Reaparecido”, un’opera di Marcello Gentili

 

È stato anche impegnato per le parti civili del disastro della Val di Stava che nel 1985 causò 268 morti, e il cui processo portò alla condanna dei vertici della Montedison.

Negli anni Novanta ha affrontato, insieme all’avvocato Maniga, i primi processi per ottenere giustizia su quanto accaduto ai cittadini italiani scomparsi durante il regime in Argentina, ottenendo le prime sentenze di condanna in Italia. Da questo seme ha avuto origine il processo conosciuto come “Processo Condor” che si è celebrato a Roma dopo una gestazione di più di 10 anni e la cui sentenza di appello si è conclusa con la condanna all’ergastolo di 24 ex capi di stato e agenti dell’esercito delle dittature sud americane di Cile, Bolivia, Argentina e Uruguay.

Quella sentenza d’appello è stata l’ultima arringa in aula di Marcello Gentili, dove con assoluta lucidità descriveva le ragioni della condanna dei responsabili della morte e della scomparsa di mio papà, Omar Venturelli. È stato un atto di generosità immensa che ha cambiato la mia vita e quella di tanti altri familiari di scomparsi e vittime di dittatura, che resterà come monito importantissimo per ogni governo che consideri la violazione dei diritti umani uno strumento di vittoria politica. Marcello ha vissuto pienamente, con il suo lavoro, con la sua arte, il suo grande impegno. Ci lascia tantissimo e ci mancherà tantissimo, per quanto avrebbe ancora realizzato e per quanto gli abbiamo voluto bene.

Domani 12 l’addio nella sua Milano

È morto nella sua Milano, all’età di 90 anni – per una vita d’impegno civile – l’avvocato Marcello Gentili. I funerali si svolgeranno 12 febbraio alle ore 14.30 nella Chiesa di San Pietro in Sala a Piazza Wagner a Milano.

* Figlia di Omar Venturelli, desaparecido in Cile

 

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«Si commuoveva se raccontavo il mio rapimento»

Dora Sala*, 11.02.2020, “Il Manifesto”

Addio all'avvocato Marcello Gentili. Portò le famiglie delle vittime delle Fosse Ardeatine a Bariloche: lì si nascondeva Priebke

Buenos Aires, aspettando la «manifestazione per la verità» delle madri di Plaza de Mayo  

Buenos Aires, aspettando la «manifestazione per la verità» delle madri di Plaza de Mayo 

© foto Ap

 

«Il tentativo di far tacere i testimoni su atti gravissimi di omicidio non è tollerabile in un Paese civile», sono state le dure e chiare parole dell’ avvocato Marcello Gentili a Buenos Aires nel ormai lontano 1994.

Alto, magro, enfatico, sensibile, in un caldo febbraio australe Gentili era in Argentina insieme al pm Antonio Marini, il giudice per le indagini preliminari Antonio Cappiello e l’avvocato Giancarlo Maniga per cercare testimonianze sui desaparecidos italiani durante la dittatura militare argentina 1976-83.
Ma le porte chiuse sui reati commessi dal Terrorismo di Stato non si erano aperti neanche in democrazia.
Infatti, dopo un primo e importante processo svoltosi a Buenos Aires nel 1985, due leggi (Obbedienza Dovuta e Punto Finale) del governo radicale (centro sinistra) di Raul Alfonsin e l’indulto firmato dal suo sucessore peronista Carlos Menem avevano cancellato la possibilita’ di Giustizia per i 30.000 scomparsi/assassinati, riportando in libertà i pochi condannati, tra i quali i due maggiori capi delle forze armate, i dittatori Jorge Videla ed Eduardo Massera.

Quindi, i familiari delle vittime italiane aspettavano un giusto processo penale a Roma, dove la causa si poteva portare avanti in contumacia.

Nel ’94 era prevista una procedura per rogatoria per raccogliere prove su una cinquantina di persone scomparse vittime di quasi un centinaio di militari argentini. Ma il procedimento giudiziario è stato negato e il presidente Menem ha sottolineato che l’intervento dei giudici italiani non aveva “motivo di essere”.
«Il processo andrà avanti», affermò allora un energico Gentili senza abbassare le braccia.

I parenti dei desaparecidos, in primis Angela “Lita” Boitano, mamma di due vittime, Adriana Silvia e Michelangelo, avevano contattato Gentili nel 1982, chiedendo giustizia nella terra di origine.

Le difficoltà erano molte, ma Gentili, particolarmente colpito per il dramma vissuto da tante famiglie e per l’appropriazione dei bambini nati durante il sequestro delle ragazze incinte e consegnati illegalmente ad altre persone, accettò la sfida.

Nonostante i molteplici ostacoli, quel primo processo andò avanti e il 6 dicembre 2000 la seconda sezione della Corte di Assise di Roma condannò alla pena dell’ergastolo due ex generali argentini (Guillermo Suarez Mason e Santiago Omar Riveros) e altre cinque ex ufficiali delle forze armate alla pena di 24 anni di reclusione. Tra le vittime, Laura Carlotto, incinta, assassinata, bimbo consegnato ad un altra famiglia e fortunatamente ritrovato tra anni di lotta delle Nonne di Piazza di Maggio, due sardi (Mario Marras e Martino Mastinu) e Norberto Morresi. Sentenza che nel 2004 è stata confermata dalla Corte di Cassazione.
Altri processi riguardanti l’orrore del Piano Condor di coordinamento illegale tra le dittature del Cono Sud dell’America latina con a capo il dittatore Augusto Pinochet, hanno avuto Gentili in difesa delle vittime.

E non solo. Nel 1994 Gentili è andato a Bariloche (Patagonia argentina, 1700 km al sudovest Buenos Aires) con un gruppo di familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine: in quel recondito posto l’ex ufficiale delle SS Erich Priebke, nascosto ai piedi delle Ande dopo la Seconda Guerra Mondiale, era agli arresti domiciliari in attesa della estradizione a Roma.

Nel 2010, gli è stato conferito un riconoscimento da parte della Delegazione delle Associazioni israelitiche argentine (Daia) ed è stato decorato con la “Orden de Mayo” dal Governo argentino.

Ma per chi questo scrive, Gentili sarà sempre l’avvocato commosso e con gli occhi lucidi durante il nostro primo appuntamento nel suo studio a Milano, mentre ascoltava il racconto del mio sequestro insieme a i miei figli di due e quattro anni nel labirinto sotterraneo del campo di tortura ed sterminio detto “Club Atletico”.

Questo ricordo del ‘82 mi fa ripensare tanti altri momenti di pianto e di gioia in Italia e a Buenos Aires, in aula a Rebibbia ed a piazzale Clodio dove dopo lunghe attese finalmente abbiamo sentito che “La Legge è Uguale per Tutti”.

“Il silenzio sopra le parole” è intitolato il libro con i disegni di Gentili pubblicato dalla Onlus 24 marzo. L’avvocato diventa pittore e ogni opera ci parla del suo percorso di vita: mostrare il dolore, urlare se necessario per l’emergere di Memoria, Verità e Giustizia.

* Giornalista, ex detenuta politica in Argentina durante la dittatura (desaparecida)